Jean Claude Blanc e Giovanni Cobolli Gigli insieme con Cesare Zaccone, avvocato difensore del club al processo di calciopoli

«No, delle nuove intercettazioni ho sentito soltanto parlare, ma non ho ancora la documentazione in mano. Dovrò procurarmela nel caso in cui, come credo, la Juventus mi chiedesse un parere sulla possibile riaper­tura del processo».Nel gior­no di Pasquetta l’avvocato Cesare Zaccone è nel suo studio a lavorare: quattro anni dopo i fatti di Calciopo­li il suo nome circola ancora nei blog dei tifosi bianconeri infuriati e per sempre nel­l’immaginario collettivo sarà ricordato come il legale che, nel luglio 2006, pronunciò la famosa frase davanti al pre­sidente della Caf, Cesare Ruperto: «Una Juventus in B con penalizzazione mi sem­bra una pena congrua».

Adesso però, dopo che sono stati pubblicati i colloqui tra Bergamo, Moratti e Meani, rischia di essere doppiamen­te sbeffecciato: in fin dei con­ti, i comportamenti di Juven­tus, Inter e Milan non sem­bravano dissimili e con quel­le carte in mano probabil­mente avrebbe potuto cam­biare la linea difensiva, mo­dificando anche il corso della storia bianconera. Non sol­tanto danno, dunque, ma due volte beffa.

VALUTAZIONI DIVERSE – Zaccone si muove però sem­pre cautamente, come è nel­l’indole del personaggio. In 59 anni di onorata carriera ­l’iscrizione all’albo del Foro di Torino risale al settembre 1951 – ha affrontato centi­naia di processi e cause im­portanti (tra cui anche il pro­cesso d’appello vinto sul caso doping della Juventus), ma sempre al riparo dalle luci del palcoscenico. «Se queste intercettazioni dimostrano le responsabilità di altre so­cietà, a me servono a poco perché la Juventus resta co­munque coinvolta. Anche se tutti telefonavano al desi­gnatore, la consuetudine ri­mane pur sempre illecita. Tuttavia, cambierebbe la contestualizzazione di quei fatti, ci sarebbe una valuta­zione diversa del quadro ge­nerale in cui si muovevano le società di calcio. E anche la linea giudicante avrebbe potuto essere più morbida».

SELEZIONE – Usa il condi­zionale Zaccone, consapevole che anche lui avrebbe agito in un altro modo. «Queste nuove telefonate sorprendo­no anche noi. All’epoca dei fatti non erano a nostra di­sposizione. Mi sembra un fatto assai grave che gli in­quirenti abbiano fatto una selezione delle intercettazio­ne da mettere agli atti, qua­si un indirizzo premeditato soltanto contro una società». Parole dure nei confronti dei pm e di chi ha condotto le in­dagini, sottraendo materiale assai importante per la Ju­ventus. Quattro anni fa però la situazione era molto di­versa: non si tratta di un ali­bi, ma della constatazione delle condizioni in cui ci si muoveva. Il processo sporti­vo doveva essere chiuso in fretta perché la nuova sta­gione incombeva (tra il giu­dizio di primo e secondo gra­do passarono appena 11 giorni, dal 14 al 25 luglio), la pressione era altissima, fu impossibile ascoltare tutte le intercettazioni nell’arco di venti giorni, non a caso i le­gali di Luciano Moggi con un lavoro certosino hanno im­piegato un anno e mezzo per individuare in quella mole di telefonate quelle che coinvol­gevano anche Inter e Milan.

REVISIONE – Zaccone rima­ne attendista su quello che succederà in futuro: «Stare­mo a vedere cosa emergerà, se ci sono altri aspetti non esplorati, se ci saranno ulte­riori rivelazioni». Ma è possi­bilista sulla revisione: «Cer­to che prenderemo in consi­derazione la possibilità di riaprire il processo sportivo. Se emergono elementi nuo­vi, possiamo provarci. Per questo mi devo procurare le intercettazioni, la Juventus mi chiederà un parere». Vuo­le farsi trovare pronto e ri­getta ancora adesso i clamo­ri su Calciopoli e la nomea di essere l’avvocato della Juve che patteggia la retrocessio­ne. «La situazione era a dir poco drammatica – ricorda  – ­e, siccome il comportamento dei dirigenti ricade inevita­bilmente sulla società, non c’era molto da fare. Noi ave­vamo addirittura due diri­genti colpevoli e quindi che cosa dovevamo fare secondo voi? O difendevamo i diri­genti oppure prendevamo le distanze da loro per cercare di far sopravvivere la Juve. Abbiamo scelto la seconda strada. Noi volevamo una giustizia equa, però i dati di fatto nei nostri confronti era­no drammatici. Erano da se­rie C, il che avrebbe signifi­cato la serranda per la Ju­ventus. Ci siamo permessi di chiedere una B senza pena­lizzazione». Con queste nuo­ve rivelazioni, la Juventus probabilmente non sarebbe mai andata in B.

Fonte: Tuttosport

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