Marco Tardelli, ex campone del mondo '82

 

«Siamo consapevo­li di avere una sola priorità, quella di tornare a vincere sul campo. Sappiamo bene che questo è il nostro obietti­vo unico, attorno al quale svi­lupperemo le attività di bu­siness. Oggi chiudiamo un ci­clo di tre anni, ma questo ci­clo non sarà veramente con­cluso finché non avremo ri­portato a casa nuovi trofei». Parole e musica di Jean Claude Blanc lo scorso 27 ot­tobre, giorno della sua nomi­na a presidente.

In quell’oc­casione venne anche appro­vato il Bilancio di esercizio al 30 giugno 2009 che presen­tava un utile netto di 6,6 mi­lioni di euro. Da quel momen­to i conti a Blanc e alla Juve non sono più tornati. Tornia­mo semmai al presente. Juve settima (!) in classifica, Champions 2009-10 sfuggi­ta, Champions 2010-11 in al­lontamento. Nubi all’orizzon­te.  

Marco Tardelli, parliamo di Juve?

«Non è che avrei tutta que­sta voglia. Quante volte l’ho fatto in questi anni?».

Tante, ma lo sa che la Juve è scivolata al settimo posto? Che a rischio non c’è solo la Champions, ma anche l’Eu­ropa League?

«Non vorrà mica che mi stu­pisca? Avevo previsto tutto per tempo».

Cosa sta succedendo?

«Non si sono volute capire per tempo le cose e oggi ci si ritrova in questa situazione».

Si è perso tempo?

«Personalmente l’ho detto tante volte. Il percorso biso­gnava iniziarlo tre anni fa. Nel frattempo sono state spe­se cifre rilevantissime senza che i risultati abbiano confor­tato le scelte».

Fra altri tre anni chi di que­sti giocatori sarà ancora da Juve?

«Qualcuno c’è. Buffon, Mar­chisio, Chiellini. Certo si fa fatica a immaginarne molti altri. Parecchi andranno via».

L’attuale dirigenza è conte­stata dai tifosi. Lei pensa che riuscirà a riconquista­re la fiducia dell’ambiente, a trovare il bandolo della matassa?

«Credo che Bettega ci riu­scirà».

Molti addetti ai lavori par­lano della necessità di rifon­dare.

«Degli addetti ai lavori non mi interessa nulla, io lo so­stenevo all’interno del CdA. Ma non mi hanno dato ascol­to, preferendo sostenere chi mai si era occupato di calcio».

Bisognava avere il coraggio di chiudere un ciclo.

«Di sicuro era necessario ini­ziare prima l’opera di rinno­vamento. Ora occorre rifon­dare».

La Juve riuscirà ad aggrap­parsi al treno Champions?

«Può e deve tentare. Il suc­cesso dipende anche dal re­cupero degli infortunati ec­cellenti. Iaquinta, Camora­nesi, Trezeguet. Di Sissoko che di recente si è visto po­co ».

Gli infortuni hanno pesato.

«Questo è evidente, ma per essere competitivi in futuro bisognerà aggiungere tanti altri nomi. Occorrerà spende­re ».

La dirigenza in questi anni ha investito parecchio, si può discutere sul come.

«A me pare invece che non ci sia voglia di investire molto».

Perché sostiene questo?

«Guardi cosa succede in Eu­ropa. Tutte le squadre che guidano la classifica sono in deficit. Si investe e si va in rosso, strade alternative a certi livelli non ce ne sono».

Però si può puntare sui gio­vani.

«Parallelamente. Io avevo proposto di creare un settore giovanile allargato su scala mondiale. Mi pare che oggi la Juve lavori sui giovani, ma solo in Italia».

Senta Tardelli, se la pro­prietà dovesse tornare sui propri passi e alzare il te­lefono…

«Penso che io sia l’ultimo a cui la proprietà possa pensa­re. Ero già lì…».

Le fa male vedere la Juve in questa situazione?

«Mi farebbe male vedere mio figlio che sta male. Vedere la Juve in questa situazione mi dà fastidio. Perché io c’ero e certe cose le ho dette per tem­po. Comunque la vita va avanti e io sto bene lo stesso, loro probabilmente meglio. Certo, resta un motivo di de­lusione abbiano creduto a persone che con il calcio non c’entravano nulla»

Fonte: Tuttosport

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